La maternità come ricerca della propria identità

Dal 29 marzo al 3 aprile 2016 al Teatro Vascello di Roma è andato in scena Yerma spettacolo prodotto da Andrea Schiavo | H501 srl insieme a La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, tratto dall’omonima opera teatrale di Federico Garcia Lorca, seconda prova di regia di Gianluca Merolli dopo “Un Gabbiano” di Cechov, rappresentato con successo nel 2014 sul palco del Napoli Teatro Festival.

Yerma è l’eroina protagonista che dà il nome all’opera, il cui significato letterale in spagnolo rimanda immediatamente ai concetti di deserto e sterilità. Ed è caratterizzato proprio dalla solitudine e dall’aridità il mondo di Yerma, come anche la ristretta ma variegata comunità in cui vive la donna, che desidera a tutti i costi avere un figlio dal marito Giovanni e che, quando scoprirà che lui non condivide il suo stesso desiderio, cadrà in un vortice di ossessione e dolore che culminerà in un gesto estremo.

Quest’opera di Garcia Lorca scritta nel 1934 e pubblicata nel 1937, tradotta e riadattata in questa occasione da Roberto Scarpetti, è sicuramente quella meno nota al grande pubblico rispetto alle altre tragedie della trilogia lorchiana, composta da La casa di Bernarda Alba e Nozze di Sangue, ma forse proprio per questo più amata da Merolli che nelle note di regia ha dichiarato: “Più che un testo teatrale, sembra una favola nera, una storia torbida di vittime e sciacalli, dove le vittime e gli sciacalli si scambiano i ruoli regolarmente. Yerma. Un equilibrio perfetto basato sull’autosufficienza degli archetipi umani, che si stagliano nella storia come presenze necessarie, che si alternano nella trama a volte da protagonisti, a volte da semplici messaggeri”. E aggiunge Merolli:

“Qui non abbiamo di fronte Maria, Juan o Victor, ma lo Sposo, la Sposa, l’Amante, la Vecchia… E non dialogano, ciascuno immerso nella propria solitudine, nella propria aridità. Non solo una presunta sterile, Yerma, che ha fatto del desiderio d’avere un figlio la sua ossessione, ma un mondo di persone che non sanno più toccarsi, arsi e infecondi. Questo ha reso ai miei occhi il testo così interessante”.

Yerma, tra favola nera e narrazione onirica, con un linguaggio drammaturgico poetico e visionario, in cui il legame tra significante e significato è quanto mai forte e diretto, dimostra attraverso la ricchezza dei suoi mezzi espressivi una grande attualità: in essa l’autore andaluso sembra anticipare le domande più recenti sulla bioetica e sul diritto alla procreazione, inserendosi a pieno titolo nell’attuale dibattito sulla procreazione assistita e sul desiderio di maternità, con una posizione moderna e assolutamente laica.

YERMA
da Federico Garcia Lorca

Regia | Gianluca Merolli
Traduzione e adattamento | Roberto Scarpetti
Produzione Andrea Schiavo | H501 srl

Con Elena Arvigo, Gianluca Merolli, Enzo Curcuru’, Giulia Maulucci e Maurizio Rippa.

Scene | Alessandro Di Cola
Costumi | Claudio Di Gennaro
Movimenti | Luca Ventura
Musiche originali | Luca Longobardi
Luci | Pietro Sperduti
Fotografie | Tommaso e Pino Le Pera

 

 

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